CineArts

Che cos'è l'arte?

La gemma dell'umanità

Al riflesso della nostra civiltà, mi appare in ricordo una pianta.
Una gemma, che, dopo aver messo radici nel rituale estatico della vita, eresse un solido tronco, su cui poggiò il diramarsi del suo sviluppo.
L’albero antropomorfo; vibrante, titanico, crebbe a dismisura, sostenuto dall’ incurabile slancio vitale che soggiaceva alla rappresentazione artistica.
Nonostante scossoni, guerre, devastazioni, la pura concretizzazione del pensiero umano non si arrestò; per millenni il rigoglio dei suoi rami non conobbe confini, e l’uomo poteva dirsi vivo solo in ascolto della linfa che dalle arboree vene fluiva.

Ma poi accadde lo scempio:
Lo slancio divenne peso, la linfa fu giudicata obsoleta, improduttiva. L’albero fu abbattuto non con l’accetta, ma con l’indifferenza.

Nessuno udì il germogliare del mondo. Nessuno vide più le foglie dipingerne i cieli. Nessuno coltivò più le sue radici.
Così, l’irrefrenabile impulso che un tempo tendeva le mani verso l’ignoto, si ritrasse.
L’albero, mortificato, si chiuse in sé stesso. Si fossilizzó nel suo stesso terreno.

Divenne pietra, un monumento alla resa.

La gemma dell'umanita'

Al riflesso della nostra civiltà, mi appare in ricordo una pianta.
Una gemma, che, dopo aver messo radici nel rituale estatico della vita, eresse un solido tronco, su cui poggiò il diramarsi del suo sviluppo.
L’albero antropomorfo; vibrante, titanico, crebbe a dismisura, sostenuto dall’ incurabile slancio vitale che soggiaceva alla rappresentazione artistica.
Nonostante scossoni, guerre, devastazioni, la pura concretizzazione del pensiero umano non si arrestò; per millenni il rigoglio dei suoi rami non conobbe confini, e l’uomo poteva dirsi vivo solo in ascolto della linfa che dalle arboree vene fluiva.

Ma poi accadde lo scempio:
Lo slancio divenne peso, la linfa fu giudicata obsoleta, improduttiva. L’albero fu abbattuto non con l’accetta, ma con l’indifferenza.

Nessuno udì il germogliare del mondo. Nessuno vide più le foglie dipingerne i cieli. Nessuno coltivò più le sue radici.
Così, l’irrefrenabile impulso che un tempo tendeva le mani verso l’ignoto, si ritrasse.
L’albero, mortificato, si chiuse in sé stesso. Si fossilizzó nel suo stesso terreno.

Divenne pietra, un monumento alla resa.

Una domanda antica che appare come un miraggio; un’oasi nella desolazione.
L’arte è sempre stato il respiro che separa dal silenzio. È ciò che distingue il gesto umano da quello istintivo, il fuoco sacro dal semplice calore.
È l’unico vero linguaggio con cui l’anima ha provato, da sempre, a scandirsi. Non consola. Inquieta. Non accompagna: apre abissi.
L’arte è la traccia viva del divino nel mondo degli uomini. Un patto silenzioso tra il visibile e l’invisibile.
È la ferita che non guarisce perché è proprio nel dolore che abita il senso. Nata da una necessità, da un’urgenza, da uno strappo interiore che diventa forma, gesto, parola. Ogni tela, ogni fotogramma, ogni nota, ogni danza: è un rito disperato di dire l’indicibile.
E chi la crea, se davvero crea, non lavora per essere compreso. Lavora per rivelare.
Oggi invece l’uomo non cerca più la verità: cerca piacere come un cane cerca l’osso. Cerca la prossima notifica. Senza memoria né desiderio, vive in un eterno presente. Un consumatore famelico, ignavo, addestrato al consenso, a cui hanno tolto il volto e hanno dato uno schermo.
L’arte è diventata il suo sottofondo. È “content”. È “format”. L’arredamento dell’inferno.
Le hanno tolto la funzione di guida, di rovina, di rivelazione, e l’hanno trasformata in gadget. In intrattenimento. In pornografia dello spirito.
La pseudo-arte che oggi satura il mondo è un rigurgito ben confezionato. Simulacri di simulacri. Opere che non nascono dalla necessità, ma dal desiderio di essere applaudite. L’estetica ha preso il posto della sostanza. L’approvazione ha sostituito la ferita. Tutto è gentile, tutto è condivisibile, tutto è in vendita, tutto è arte.

Le antiche arti, sbiadito il loro dialogo con l’uomo, si avviano verso la circoncisione finale.
Di queste martoriate sorelle, anche la più giovane accusa la nostra indifferenza:

Alchimia di luce e tempo, sinfonia visiva tra poesia e carne.
Dove l’uomo diventa bambino e si finge Creatore: il gesto più prossimo alla creazione divina.
Forse nessuna arte è riuscita a scolpire con tanta maestria l’animo umano.
Il cinema non narra, non rappresenta: si mostra. Nella sala buia seduce a un rito collettivo, magnetico; un linguaggio che scava nell’immaginario, che scavalca la stessa parola. Un mondo attraversato da fremiti e sensazioni, in cui la logica non è matematica, ma voce dell’anima. L’uomo ritorna grembo, torna occhi, mentre di fronte uno schermo ne plasma le fattezze: in un attimo, nel buio divampa un’infanzia di stelle.
Il cinema è “un atto sacro”, una “forma di preghiera”, diceva Tarkovskij. E per questo oggi viene prostituito. Trasformato in serie, in algoritmo, in pubblicità.

Il ricco mosaico di volti che lo popolava ora indossa la stessa maschera; quella che vende. Lo schermo non è più il messaggero dei sogni, lo specchio perfetto dell’Umanità; ma una ricetta alla Netflix.
Una catalogazione spasmodica, un indottrinamento al delirio travestito da novità.
La sorgente artistica senza eguali, ridotta a un arido “movie packaging”.

Eppure, proprio in questo deserto, la sete diventa invocazione. Chi sa guardare lo sente: il digiuno non può perdurare.
Perché l’uomo può dimenticare l’arte, ma l’arte non dimentica l’uomo.
Lì, tra le rovine del nostro presente, il grido antico ancora esiste.
Soffocato sì, ma vivo.
Come brace sotto la cenere, la gemma sotto il peso della pietra, ancora pulsa.
Sarà così, forse, che un giorno torneremo a vedere.
Non per conforto, ma come necessità
Non per distrarci, ma per ritrovare
Accorgendosi che il tronco sepolto nell’indifferenza, ancora respira, che l’Albero non è morto, sta solo aspettando.
In attesa di qualcuno, anche solo uno, che abbia il coraggio di ascoltare; di creare non per piacere, ma per verità.
Vedendo l’arte non come intrattenimento, ma come profezia.
Perché solo allora, solo in quel momento, dalla domanda risorta la pianta tornerà a fiorire.

Una rassegna di opere ispirate al cinema d’autore.
Artisti selezionati daranno vita ai grandi registi attraverso la loro creatività

CineTalk